Partendo dalla località di Torreano, a pochi chilometri da Cividale del Friuli, ci si deve dirigere verso quest’ultima località per circa 500 metri, fino a raggiungere un piccolo ponte che attraversa il Rio Chiarò. L’asfalto lascia subito il posto ad un fondo ghiaioso, compatto e completamente pianeggiante. Al primo bivio si gira a sinistra e la strada inizia a salire lentamente, completamente immersa nel bosco. E’ consigliabile affrontare questo percorso nella tarda primavera o in estate; in caso contrario ci si imbatterà in un fondo fangoso e ciottoloso, con ovvi problemi di grip e di guidabilità in salita. In autunno però il paesaggio circostante offre una gamma di colori indescrivibili, grazie anche al contrasti tra le colline e le cime innevate delle prealpi Giulie.
Dopo la prima ed inaspettata salita si può far riposare le gambe in una breve discesa. Siamo su una collina che si chiama La mont dai bûs (407 mt.) e qui, dopo circa 4 km, dobbiamo svoltare a sinistra ad un bivio. Appena il tempo di ammirare il paesino di Torreano, da cui siamo partiti, che è già ora di tornare a premere sui pedali, facendo attenzione ad un fondo a tratti un po’ troppo sconnesso, ma sempre ottimamente segnalato. Nel Bosc dal prarut (449 mt.), dopo 6 km, dobbiamo tenere la destra nei due incroci successivi. Dopo circa 200mt dobbiamo svoltare a sinistra e i “problemi di orientamento” finiscono qui. Comunque ricordate che c’è un solo sentiero consentito: quello privi di divieti d’accesso.
Fino alla località di Tamoris (796 mt.) la salita continua in modo costante, senza strappi esasperati, facendo ogni tanto capolino su una vallata dai mille colori. Siamo in un territorio di confine; i nomi friulani dei paesini, dei boschi e dei sentieri si alternano a quelli sloveni. Ad esempio, a pochi metri in basso troviamo Laurins (Laurini, in italiano), vicino ai Fossâi (i fossi); sulla nostra destra possiamo vedere la località di Sveti Duh (Santo Spirito, in italiano).
Dopo 9km, al bivio bisogna mantenere la sinistra. Arrivati in prossimità di Masarolis (627 mt.) inizia un tratto di asfalto che ci porterà fino alla località di Tàmoris (795 mt.). Questo è il tratto di salita più semplice, per l’unico fatto che è su un terreno “scorrevolissimo” e lascia ampio spazio ad allunghi e a scatti improvvisi (dipende dai compagni, ma va a finire sempre così). A Tamoris bisogna girare a destra e, raggiunto un tornante, la strada inizia a salire in modo brutale: 966 mt. in pochi giri di pedale su una strada che poco a poco diventa sempre più polverosa. Senza accorgersene ci trova a pedalare su un sentiero che ci lascia libera la vista sulla vallata, alle nostre spalle. E se pensate alle allucinazioni quando vedrete il mare, vi sbaglierete di grosso: in giornate particolarmente limpide lo sguardo può arrivare fino a Monfalcone, sull’Adriatico, a circa 50 km in linea d’aria.
Dopo aver lasciato sulla destra una ex caserma, la salita procede costante e a Uorsic troviamo un segnale che indica le distanze dalle località vicine: il sentiero 752, che rappresenta una buona variante di questo itinerario, ci porta a Calla e a Montefosca. Queste due località sono a valle, immerse nel verde; il luogo dove ci troviamo invece è brullo, circondato da una vegetazione graminacea. Dopo un paio di chilometri trascorsi su un falsopiano cominciamo a girare intorno al Mte Joanaz, la cui cima si trova davanti a noi. Più in là, verso nord, fanno capolino le cime innevate delle prealpi Giulie. La strada si mantiene intorno ai 900 metri e non accenna a salire. A lato del sentiero, un continuo saliscendi non molto difficoltoso, la neve ci accompagnerà fino ad una salita che supera di poco i 1000 mt.. Raggiunto un tornate la strada è completamente ricoperta da una coltre di neve; i due pollici di gomma artigliata non sono sufficienti ed il piede deve toccare terra…e dopo un po’ anche l’altro. La neve scompare di li a poco, grazie soprattutto ai raggi di un sole che torna a salutarci: l’avvicinamento è terminato. Abbiamo completato il giro della cima del Mte Joanaz. Al 25°km siamo ad un bivio: verso il basso si va a valle; verso l’alto bisogna fare sul serio. La salita, battuta da un bel vento freddo, dura poco più di una ventina di minuti e i 1167 metri della cima sono nostri.
Il ritorno inizia con il sentiero appena fatto per salire la cima, fino a raggiungere il bivio dove procederemo verso valle. La strada è ghiaiosa e veloce, ma larga e sicura. Appena passato un rifugio, in località Madonna del Dom dobbiamo imboccare il sentiero 1, ben segnalato. Si entrerà in un magnifico single-track nel bosco, dove la velocità non può essere molto sostenuta a causa delle radici che si trovano sul percorso. La poesia finisce quando il sentiero incontra bruscamente la lingua d’asfalto che ci sparerà in una discesa che toccherà il borgo di Njivca, Carnelutto, Casali Zamparutto, prima di ritornare a Torreano.
Autore: michele e-mail: mmenotti@email.it |